Lista nera

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Oggi ero al lavoro, gli stavo spiegando le frazioni quando ricevo una telefonata: l’ennesima telefonata di una casa editrice che mi dice quanto siano rimasti colpiti dalle mie poesie potenti e appassionate, di come i miei genitori debbano essere fieri di avere una figlia di soli 21 anni con un simile talento per la scrittura, e come ciliegina sulla torta il buon vecchio ma io mi ricordo di te, hai già partecipato ad un nostro concorso, se ti abbiamo contattato due volte fidati che c’è un motivo.

Sì, ecco forse il motivo è che telefonate a così tanti talenti unici che non vi ricordate nemmeno chi siano. Quindi eccomi a ricordarvelo: sono innanzitutto persone, e sono persone con passioni e sogni che voi gli fate credere possibili per poi distruggerglieli alla modica cifra di qualche centinaio di euro. Ma non vi stancate di dire le stesse cazzate tutto il giorno? A mentire ogni giorno a giovani artisti che sperano che arrivi il momento in cui possano essere sentiti da qualcuno? Mi incazzo io che ho ventuno anni, non voglio immaginare il ragazzino di sedici che sfoga le proprie frustrazioni sul suo quaderno coltivando il sogno di vederle pubblicate dentro un libro vero.

Mi piacerebbe dire “non sono arrabbiata, sono solo delusa”, ma sono arrabbiata, arrabbiata e delusa.

Chiudo la telefonata.

“Ma chi era?”

“Nessuno, i soliti ladri”

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